Malafede di Antonia Guerra

Malafede di Antonia Guerra

Si inizia la settimana con la recensione del romanzo Malafede di Antonia Guerra, edito da Leone Editore: una storia tragica che svela i volti di mostri nascosti dietro sorrisi amichevoli e innocenti.

Malafede di Antonia Guerra

Angelica, una quindicenne timida e impacciata, si è appena trasferita dalla Sicilia a Milano, e non riesce a integrarsi.
A scuola le compagne la emarginano, mentre a casa deve fare i conti con una madre rigida e fredda. Nel tentativo di sfuggire alla propria solitudine e di riempire la sua vita, inizia a frequentare l’oratorio.
Lì conosce suor Emma, carismatica, affettuosa, più vecchia di lei di diciannove anni.
Qualcosa in Angelica sembra attrarre Emma, che la prende sotto la sua ala protettrice e la spinge a uscire dal proprio isolamento.
Presto, le due legano tanto che Angelica inizia a considerare Emma una madre, più di quanto non faccia con la sua.

Ma quella che all’inizio era un’amicizia è destinata a evolversi in qualcosa di morboso e inquietante. E, quando l’oscurità che Emma nasconde prorompe, Angelica si ritroverà imprigionata in un rapporto dal quale sarà impossibile fuggire.

recensione del blog.

Il romanzo di Antonia Guerra semplicemente con il suo titolo, Malafede, promette di essere graffiante, drammatico, di non dare niente per scontato, di alzare quel velo sottile su pregiudizi e convinzioni a cui nessuno osa dare voce.

Diviso il due parti, il romanzo affronta due storie quella di Emma prima e quella di Angelica dopo.

Storie che non dovrebbero avere niente in comune, che dovrebbero porsi a due antipodi completamente opposti, ma che invece nonostante gli anni di evoluzione che trascorrono tra loro, appaiono così simili da essere scambiate l’una con l’altra.

Due giovani donne, Emma e Angelica, dai caratteri diversi, che si ritrovano però a provare sentimenti simili.

Ad Emma piacciono le ragazze, ma vive in una famiglia e in un periodo in cui un argomento del genere è tabù, quasi insensato pensare che l’interesse per persone dello stesso sesso possa rappresentare uno stato di normalità, sebbene ci sia una discreta apertura mentale.

Angelica vive il solito disagio adolescenziale e il continuo conflitto con i genitori, soprattutto con la madre.

Alla continua ricerca di se stessa, dell’essere accettata, si avvicina a suor Emma in cerca di conforto.

Due donne che hanno vissuto o vivono un’esperienza simile, alla costante ricerca della propria interiorità ma incapaci di chiedere un aiuto esterno, di confrontare i loro dubbi e incertezze con chi potrebbe aiutarle, ma soprattutto capirle.

Così il bene e il male, il giusto e sbagliato si confonde nelle loro menti.

Due donne che si trovano a subire un amore malato e allo stesso tempo a viverlo diversamente.

Emma vive il suo amore per le donne in maniera diversa, rubando momenti ed esperienze, in segreto; credendo che la sua vocazione possa placare il suo animo tormentato e concederle quella felicità che il mondo esterno le nega.

Angelica cerca nel rapporto con Emma la madre che non riesce ad avere a casa, quella che la comprende senza se e senza ma, senza fare domande inutili, senza voler essere opprimente.

Il loro rapporto va oltre, il lettore percepisce in Malafede un senso di manipolazione e coercizione subdola, di cui Angelia è vittima e da cui non riesce a liberarsi.

Allo stesso tempo, però, non riesce a scorgere Emma come malvagia, ma più vittima di quello che lei stessa ha vissuto, vittima della sua falsa credenza che l’amore debba conquistarlo predominando su un’altra persona.

Due storie simili che si concludono in maniera opposta.

Sia Emma che Angelica però comprendono se stesse, i loro sentimenti, e ahimè decidono in maniera diversa come chiudere il loro rapporto.

Si trovano per l’ennesima volta da sole, in mezzo a persone che non riescono a comprenderle, che non ascoltano il loro disagio interiore, quello che ha caratterizzato la loro intera esistenza.

In Malafede, non si può dare niente per scontato: sono storie drammatiche e tragiche che solo vivendole in prima persona è possibile comprendere.

Non possiamo ergerci a giudice di queste due donne.

Hanno fatto le loro scelte e nel bene e nel male ne hanno pagato le conseguenze.

Alla fine, non si può parlare dei se fosse… sarebbe… perché chi li pronuncia è rimasto a guardare mentre Emma o Angelica cadevano nel buio più profondo, e da sole cercavano di alzarsi. Oppure le loro azioni non sono state abbastanza incisive e determinanti per aiutare.

Angelica ed Emma sono costrette ad aiutarsi da sole e nell’unico modo che concepiscono corretto per se stesse.

Malafede di Antonia Guerra è forte, deciso, drammatico, spietato ma anche triste e solitario; una storia che chiede di essere letta e accettata nelle sue contraddizioni, perché solo in questo modo può essere compresa veramente.

E voi avete letto Malafede? Che ne pensate?

Alla prossima recensione.

Copia cartacea fornita dalla Casa Editrice ai fini promozionali.

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